Teatro La Fenice Teatro
Grande opera di Venezia, più volte ricostruita, associata alla storia musicale italiana ed europea.
La Fenice, l’opera risorta
Il Teatro La Fenice si trova nel sestiere di San Fantin, a pochi minuti da Piazza San Marco. La sua facciata relativamente discreta non prepara certo alla profusione di dorature, stucchi e palchi che appare una volta varcato il vestibolo. Il suo nome, « la Fenice », sembra essere stato inventato per riassumere la sua storia movimentata; eppure è a esso anteriore, poiché il teatro lo portava già al momento della sua inaugurazione nel 1792.
La Fenice fu creata da una società di patrizi veneziani legata al vecchio Teatro San Benedetto. Fu indetto un concorso di architettura nel 1789 e fu scelto il progetto di Giannantonio Selva. I lavori iniziarono nel 1790 e il nuovo teatro fu ufficialmente inaugurato il 16 maggio 1792, durante la festa dell’Ascensione. A quell’epoca, Venezia aveva una vita teatrale eccezionalmente densa: l’opera era allo stesso tempo spettacolo, affare economico e elemento principale della socialità aristocratica.
Selva progettò un teatro all’italiana, con una sala a ferro di cavallo circondata da cinque ordini di palchi. Questa organizzazione rispondeva tanto a esigenze acustiche quanto agli usi sociali dell’epoca. Ogni palco formava un piccolo spazio privato dove si poteva ricevere, conversare, mangiare o giocare seguendo più o meno attentamente ciò che accadeva in scena. Il teatro era così una sorta di società veneziana in miniatura: si veniva per ascoltare gli artisti, ma anche per vedere ed essere visti.
L’arrivo di Napoleone modificò questa architettura molto egualitaria nel suo principio. Nel 1808, diversi palchi centrali furono riuniti per formare un palco imperiale, divenuto in seguito palco reale. I cambi di regime lasciarono d’altronde la loro traccia nella sala: abolito dopo la rivoluzione del 1848, il palco fu rapidamente ristabilito con il ritorno del potere austriaco. Alla Fenice, anche l’organizzazione delle poltrone poteva diventare politica.
Una scena importante della storia dell’opera
Nel XIX secolo, La Fenice si affermò come uno dei grandi palcoscenici lirici europei. Rossini vi presentò in particolare Tancredi e creò Semiramide nel 1823; Bellini vi fece ascoltare per la prima volta I Capuleti e i Montecchi nel 1830 e Beatrice di Tenda nel 1833. Donizetti vi ottenne nel 1836 un grande successo con la creazione di Belisario.
Ma è soprattutto il rapporto con Giuseppe Verdi che iscrive durevolmente il teatro nella storia dell’opera. La Fenice ospitò le prime rappresentazioni di Ernani nel 1844, di Attila nel 1846, e poi di due opere divenute centrali nel repertorio mondiale: Rigoletto, creato l’11 marzo 1851, e La traviata, creata il 6 marzo 1853. Quest’ultima ricevette alla prima una difficile accoglienza, prima di conoscere la sorte che si sa. Simon Boccanegra fu ancora creato qui nel 1857.
La vocazione della Fenice non si fermò al grande repertorio romantico. Nel XX secolo, il teatro rimase attento alla creazione contemporanea e ospitò in particolare nel 1951 la prima mondiale di The Rake’s Progress di Igor Stravinsky. Benjamin Britten, Luigi Nono e Bruno Maderna figurano anche tra i compositori le cui nuove opere furono presentate su questo palcoscenico.
Due incendi, due ricostruzioni
Nella notte del 13 dicembre 1836, un incendio distrusse la sala e gran parte del teatro. I fratelli Tommaso e Giambattista Meduna furono incaricati della sua ricostruzione e la Fenice riaprì già l’anno successivo. Conservarono l’organizzazione generale di Selva adattando però maggiormente la sala alle rappresentazioni musicali. Le scenografie furono ancora trasformate a metà del XIX secolo, dando gradualmente vita all’immagine sfarzosa del teatro che conosceranno le generazioni successive.
Un nuovo incendio, questa volta criminale, devastò la Fenice il 29 gennaio 1996 mentre l’edificio era chiuso per lavori. La sala, il palcoscenico e gran parte delle strutture interne furono distrutti. L’emozione suscitata a Venezia e ben oltre fu considerevole: non si trattava più solo di ricostruire un edificio, ma di restituire uno dei luoghi simbolo della storia musicale europea.
La nuova sala ritrova così i suoi cinque ordini di palchi, le sue decorazioni in legno e cartapesta, i suoi stucchi, i suoi velluti e la sua abbondante doratura. L’ampio ricorso al legno risponde anche a un’esigenza acustica. Gli spazi superstiti o parzialmente conservati, in particolare le Sale Apollinee, furono restaurati distinguendo il più possibile gli elementi antichi dalle parti ripristinate.
La Fenice fu restituita alla città nel dicembre 2003. Il concerto di riapertura, il 14 dicembre, fu diretto da Riccardo Muti. I lavori tecnici continuarono ancora per alcuni mesi prima del completamento totale del cantiere nel 2004. Ci erano voluti quasi otto anni per far rinascere il teatro, in un tessuto urbano dove trasportare materiali, mezzi e operai costituisce già un’operazione meno semplice che altrove.
Visitare la Fenice
Una visita permette di scoprire la grande sala, i palchi, il palco reale, i foyer e le Sale Apollinee, comprendendo al contempo lo speciale rapporto tra architettura teatrale e socialità veneziana. Bisogna guardare tanto la disposizione della sala quanto le sue dorature: l’organizzazione dei palchi racconta una società in cui lo spettacolo si svolgeva contemporaneamente sulla scena e tra il pubblico.
La visita resta naturalmente diversa da una serata d’opera. Assistere a una rappresentazione permette di sperimentare l’acustica e di vedere il teatro riprendere la sua vera funzione; ma anche vuota, la Fenice possiede abbastanza storia da giustificare la scoperta. Dietro il suo scenario spettacolare si leggono due secoli di musica, di vita mondana, di sconvolgimenti politici e di successive ricostruzioni.
La Fenice è quindi molto più di un bell’antico teatro. Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi o Stravinsky hanno fatto entrare nuove opere nella storia della musica, mentre due incendi hanno costretto Venezia a ricostruire quasi ostinatamente uno dei suoi principali luoghi culturali. Pochi edifici portano infine il loro nome con altrettanta precisione.
Fonti e informazioni complementari
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