Santa Maria del Giglio Chiesa
Chiesa vicina al campo Santa Maria del Giglio, notevole per la sua facciata barocca e le sue opere.
Santa Maria del Giglio, facciata-manifesto del Barocco
La chiesa di Santa Maria del Giglio si trova su un piccolo ed elegante campo del quartiere di San Marco, a pochi passi dal Canal Grande, dal Teatro La Fenice e da Campo Santo Stefano. Conosciuta anche con l'antico nome di Santa Maria Zobenigo, ha origini medievali, ma deve il suo aspetto attuale a una ricostruzione quasi completa effettuata nella seconda metà del XVII secolo.
L'antica chiesa, più volte ricostruita dopo gli incendi, era diventata instabile verso la metà del XVII secolo. Il nuovo edificio fu completato intorno al 1680 sotto la direzione di Giuseppe Benoni. Ma è soprattutto la sua facciata, progettata dall'architetto Giuseppe Sardi, a conferirle il suo carattere eccezionale: poche chiese veneziane mostrano così apertamente le ambizioni e la memoria di una famiglia patrizia.
Una facciata religiosa quasi interamente dedicata ai Barbaro
Il programma fu commissionato da Antonio Barbaro, importante militare e diplomatico della Repubblica, che nel testamento riservò la somma considerevole di 30 000 ducati per la sua realizzazione. Piuttosto che coprire la facciata di santi o scene bibliche, il decoro celebra la sua carriera e quella dei suoi fratelli: statue a grandezza naturale, virtù civili e militari, trofei e rappresentazioni dei territori dove Antonio aveva esercitato le sue funzioni occupano l'essenziale della composizione.
Al centro appare Antonio Barbaro stesso, circondato dalle effigi dei suoi quattro fratelli. I due livelli di colonne binate, ioniche e poi corinzie, danno un'organizzazione molto rigorosa a questa abbondanza di sculture. La pietra trasforma così la facciata in un vero monumento dinastico dei Barbaro, quasi più dedicato al servizio della Repubblica e alla gloria familiare che al programma religioso della chiesa.
Questa messa in scena racconta molto sulla società veneziana del XVII secolo. In una Repubblica che ufficialmente diffidava della glorificazione personale, le grandi famiglie trovavano nelle chiese, nelle cappelle e nei monumenti funerari mezzi particolarmente efficaci per inscrivere il proprio prestigio nella città. A Santa Maria del Giglio, il procedimento raggiunge un'ampiezza raramente eguagliata: il fedele deve quasi attraversare la storia dei Barbaro prima di entrare nella chiesa.
L'interno, più sobrio della facciata, adotta una navata unica fiancheggiata da cappelle. Il suo soffitto è decorato con grandi dipinti di Antonio Zanchi, mentre diverse generazioni di artisti veneziani sono rappresentate nelle cappelle e sugli altari. Vi si trovano in particolare opere di Sebastiano Ricci, Giambattista Piazzetta, Palma il Giovane, Alessandro Vittoria e Gian Maria Morlaiter, oltre a un interessante Via Crucis dipinto nel XVIII secolo da più artisti.
Anche il Tintoretto è presente con i Quattro Evangelisti, dipinti nel 1557 per le ante dell'antico organo e oggi conservati dietro l'altare maggiore. La loro presenza ricorda che, dietro l'esuberanza della facciata barocca, Santa Maria del Giglio possiede anche un insieme artistico che copre diversi secoli di pittura e scultura veneziana.
La visita può essere abbastanza breve, ma soprattutto bisogna prendersi il tempo di leggere la facciata dal basso verso l'alto. Le sue mappe, i suoi personaggi e le sue allegorie non costituiscono una semplice decorazione: compongono un programma politico e familiare attentamente pensato. A pochi minuti da La Fenice, da Santo Stefano e dal Canal Grande, Santa Maria del Giglio offre così uno degli esempi più lampanti di come il Barocco veneziano potesse trasformare una facciata di chiesa in un manifesto di prestigio.
Fonti e informazioni complementari
Chorus Venezia - Santa Maria del Giglio ; UNESCO - restauro della facciata di Santa Maria del Giglio ; Save Venice - Santa Maria del Giglio.
Mappa e itinerario
Vicino a Santa Maria del Giglio e luoghi del quartiere
Nel sestiere San Marco
Alloggi nelle vicinanze
Sur le même thème