Santa Maria di Nazareth Chiesa
Chiesa barocca dei carmelitani scalzi sul Canal Grande vicino alla stazione di Santa Lucia, nota per la sua caratteristica facciata in marmo di Carrara e per la tomba dell'ultimo doge di Venezia.
Santa Maria di Nazareth, detta degli Scalzi
Sul Canal Grande, proprio accanto alla stazione di Santa Lucia e al ponte degli Scalzi, Santa Maria di Nazareth è spesso uno dei primi monumenti che i viaggiatori incontrano arrivando a Venezia in treno. Dietro la sua spettacolare facciata interamente rivestita di marmo di Carrara si nasconde uno degli interni più rappresentativi del barocco veneziano, dove marmi policromi, sculture, affreschi e dorature compongono un insieme particolarmente teatrale.
La chiesa deve il suo soprannome ai carmelitani scalzi, o scalzi, stabilitisi a Venezia nel 1633. Dopo diverse sedi provvisorie, l'ordine acquistò nel 1649 case e terreni in questo settore allora periferico di Cannaregio, vicino all'antica chiesa di Santa Lucia. La costruzione della nuova chiesa fu affidata al grande architetto Baldassare Longhena verso la metà degli anni 1650. La facciata fu poi realizzata tra il 1672 e il 1680 su progetto di Giuseppe Sardi, grazie anche al finanziamento della famiglia Cavazza. La chiesa, dedicata a Nostra Signora di Nazareth, fu consacrata nell'ottobre 1705, mentre il suo interno continuava ancora ad essere arricchito.
Una facciata monumentale sul Canal Grande
Larga circa 25 metri e alta 26 metri, la facciata costituisce da sola una vera e propria composizione scolpita. Due livelli di colonne binate con capitelli corinzi, nicchie e un ricco apparato di statue organizzano l'insieme attorno alla Vergine con Bambino posta al centro della parte superiore. Santi, personaggi biblici e figure allegoriche completano questa messa in scena, mentre gli stemmi dei Cavazza ricordano il ruolo essenziale svolto dai mecenati nella realizzazione del monumento.
L'interno contrasta meno con la facciata di quanto non la prolunghi. Longhena progettò una vasta navata unica affiancata da sei cappelle laterali, che conduce a un presbiterio rialzato. Le pareti sono animate da marmi pregiati, lesene, capitelli dorati, statue di apostoli e dottori della Chiesa. Lo sguardo è soprattutto attratto dall'altare maggiore, progettato dal carmelitano Giuseppe Pozzo, dove possenti colonne tortili sorreggono una struttura monumentale che evoca un baldacchino.
Attorno al presbiterio si dispone un insieme particolarmente originale di dodici Sibille. Queste profetesse dell'antichità pagana, che la tradizione cristiana interpretò come preannuncianti la venuta di Cristo, furono scolpite da diversi artisti veneziani, tra cui Giuseppe Torretti, Giovanni Marchiori, Pietro Baratta e i fratelli Giuseppe e Paolo Groppelli. La loro presenza nel cuore stesso del santuario partecipa al complesso programma iconografico della chiesa.
Tiepolo, santa Teresa e le cappelle barocche
La scomparsa del grande soffitto non ha purtroppo privato la chiesa di tutte le opere di Tiepolo. Nella cappella di Santa Teresa, egli dipinse nel 1724 la Glorificazione di santa Teresa d'Avila, rappresentata mentre sale verso il cielo mentre un angelo si appresta a incoronarla. Sotto si trova lo spettacolare gruppo marmoreo di Santa Teresa in estasi, realizzato dallo scultore di origine tedesca Heinrich Meyring, noto a Venezia anche come Enrico Merengo. L'opera rappresenta l'esperienza mistica della santa di fronte all'angelo che tiene il dardo della sua transverberazione.
Diverse altre cappelle meritano attenzione. Quella del Crocifisso conserva un Cristo crocifisso di Giovanni Maria Morlaiter sotto un altro affresco di Tiepolo dedicato a Cristo nell'orto del Getsemani. La cappella di San Giovanni Battista, disegnata da Longhena, presenta la statua del santo di Melchior Barthel in mezzo a una spettacolare decorazione di marmi scuri. Le porte, gli altari e le pareti di diverse cappelle associano bronzo, pietre semipreziose, marmi colorati e delicati motivi ad intarsio, dando una buona idea del gusto veneziano di fine Seicento per i decori sontuosi.
L'ultimo doge di Venezia
Una delle sepolture più notevoli è quella di Ludovico Manin, centoventesimo e ultimo doge della Repubblica di Venezia. Eletto nel 1789, si trovò a capo della Serenissima durante il suo crollo sotto la pressione delle armate francesi nel maggio 1797. Morto nel 1802, riposa nella cappella della Sacra Famiglia appartenente alla sua famiglia. La sua tomba conferisce a questa chiesa, costruita all'apice della potenza artistica della Venezia barocca, una singolare dimensione storica: meno di un secolo dopo la sua consacrazione, essa accoglieva colui che aveva assistito alla scomparsa della millenaria Repubblica.
Dietro la chiesa e l'antico convento sussiste anche il brolo dei Carmelitani, l'antico giardino monastico oggi noto come Giardino Mistico. Restaurato e riaperto al pubblico per visite guidate, perpetua in particolare la tradizione di coltivazione delle piante aromatiche dei religiosi, tra cui quella legata alla celebre Acqua di Melissa prodotta dai Carmelitani sin dal XVIII secolo.
Fonti e informazioni complementari
Chiesa degli Scalzi – sito ufficiale ; Carmelitani Scalzi – storia, architettura e opere di Santa Maria di Nazareth ; Catalogo Generale dei Beni Culturali – Chiesa degli Scalzi ; Gallerie dell’Accademia – Tiepolo, Il Trasporto della Santa Casa di Loreto.
Mappa e itinerario
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