Ca’ Rezzonico Museo

Un palazzo sul Canal Grande divenuto museo del Settecento veneziano, con affreschi, mobili e dipinti d’epoca.

Sea port with boat and fishermen by Antonio Travi

Ca’ Rezzonico, palazzo del Settecento

Ca’ Rezzonico si erge sul Canal Grande, nel cuore di Dorsoduro. Uno dei grandi palazzi barocchi di Venezia ospita oggi il Museo del Settecento veneziano, dedicato a un’epoca in cui il potere politico della Repubblica declinava, ma la città rimaneva un importante centro artistico e una tappa ambita dai viaggiatori europei.
È l’associazione palazzo, decorazioni e collezioni a rendere particolarmente interessante Ca’ Rezzonico. Più che un museo di belle arti, il luogo offre un tuffo nella società veneziana del Settecento: le sue dimore, i suoi gusti, i suoi svaghi e il suo modo di rappresentarsi, ma anche alcuni scorci della sua vita quotidiana.
È quindi uno dei migliori complementi ai palazzi, alle chiese e ai dipinti del Seicento veneziano per questa epoca della Repubblica di Venezia.

Da Longhena ai Rezzonico

Il palazzo fu iniziato a metà del XVII secolo per la famiglia Bon, che affidò il progetto a Baldassare Longhena, architetto della Salute e di Ca’ Pesaro. Tuttavia, l’ambizione del cantiere superò le possibilità della famiglia: alla morte di Longhena nel 1682, l’edificio era ancora incompiuto e i lavori furono presto interrotti.

Fatto notevole

Questa ascesa culminò nel 1758 quando Carlo Rezzonico, figlio di Giambattista e allora vescovo di Padova, fu eletto papa con il nome di Clemente XIII. Tuttavia, la fortuna familiare fu breve: il ramo maschile dei Rezzonico si estinse già nel 1810.

Nel 1750 il palazzo fu acquistato da Giambattista Rezzonico, appartenente a una ricca famiglia entrata da poco nella nobiltà veneziana. Giorgio Massari riprese il cantiere rispettando in gran parte il progetto di Longhena, realizzando in particolare il grande scalone d’onore e la spettacolare sala da ballo. I lavori furono completati in pochi anni, nel momento in cui i Rezzonico conoscevano un’ascesa sociale particolarmente rapida.

Il palazzo passò poi di mano in mano. Ospitò in particolare lo scrittore inglese Robert Browning, che vi morì nel 1889, e fu affittato negli anni Venti del Novecento dal compositore americano Cole Porter. Spogliato progressivamente dei suoi mobili, fu infine acquistato dal Comune di Venezia nel 1935 per ospitare le collezioni municipali dedicate al Settecento. Il museo aprì le porte nel 1936.

La Venezia del Settecento messa in scena

Ca’ Rezzonico non funziona come una semplice galleria di quadri. Dipinti, sculture, mobili, porcellane, arazzi e oggetti di uso quotidiano sono esposti in saloni dai soffitti affrescati, per ricreare l’universo di una grande dimora veneziana. Tuttavia, molte decorazioni provengono da altri palazzi: il museo ricrea così un’atmosfera del Settecento piuttosto che conservare intatto l’arredamento storico dei Rezzonico.

Il primo piano, accessibile tramite il grande scalone di Massari, riunisce le sale di rappresentanza. La sala da ballo, i mobili rococò e i soffitti di Giambattista Tiepolo mostrano appieno il gusto aristocratico per le prospettive illusionistiche, le allegorie e la messa in scena sociale. L’Allegoria nuziale, dipinta nel 1757 in occasione delle nozze di Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan, appartiene direttamente alla storia del palazzo.

Da Tiepolo alla vita quotidiana

Il percorso mostra tuttavia un Settecento molto più vario. Alle luminose composizioni di Tiepolo rispondono le piccole scene di Pietro Longhi, che osserva aristocratici, maschere, conversazioni, spettacoli e divertimenti con un’attenzione quasi documentaria. Il suo celebre Rinoceronte ricorda persino il passaggio a Venezia, durante il carnevale del 1751, di Clara, un rinoceronte indiano allora esposto in tutta Europa.

Canaletto, Francesco e Antonio Guardi, Rosalba Carriera o anche Giandomenico Tiepolo completano questo panorama. Gli affreschi di quest’ultimo, provenienti dalla villa di famiglia di Zianigo, popolati in particolare da Pulcinella, offrono al termine del percorso uno sguardo più ironico su una società giunta agli ultimi anni della Repubblica, che scompare nel 1797.

La visita si allontana anche dai soli saloni aristocratici con la ricostruzione dell’antica farmacia veneziana Ai Do San Marchi, un tempo situata a San Stin. Mobili, vasi e arredi permettono di affrontare un aspetto più concreto della vita urbana e dei saperi artigianali del Settecento.

Fonti e informazioni complementari

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